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Resistere ai respingimenti in Libia non è un crimine! Libertà per El Hiblu 3!

Il 28 marzo del 2019 l’imbarcazione battente bandiera turca El Hiblu1 salvò 108 naufraghi partiti dalla Libia su mezzi di fortuna. Imbarcati e messi in sicurezza fu detto loro che sarebbero stai portati in salvo in Europa, ma la nave fece rotta per la Libia. Nel momento in cui le persone a bordo si resero conto che stavano per esser riportate in Libia, furono prese dal panico. Dopo alcune trattative sulla Hiblu 1, la nave decise di invertire la rotta e sbarcò i sopravvissuti a Malta. Tre giovami ragazzi che avevano fatto da interpreti e mediatori fra l’equipaggio e le persone salvate furono arrestati con l’accusa, fra le altre, di terrorismo e pirateria. A seguito di tale accusa, un ’ampia rete di associazioni per i diritti umani, ONG e collettivi chiede alle autorità maltesi competenti la cessazione del processo verso i 3 giovani della El Hiblu. Alcuni media e politici maltesi cavalcano la storia, accusando i tre ragazzi di avere sequestrato la El Hiblu. I tre giovani vengono fatti sbarcare dalla nave in manette, nonostante la polizia testimoni che l’equipaggio abbia tutto sotto controllo, nessuno sia stato ferito e non ci siano danni. Oggi i tre ragazzi rischiano di passare il resto della loro vita in prigione. Come collettivo anarchico condividiamo la campagna lanciata da attivist* ed ong per la rimozione dell’accusa e la totale libertà per i tre giovani. Opporsi e resistere ad un rimpatrio verso una terra dove si sono subite torture ed abusi è giusto. Solidarietà ai tre ragazzi, Elhiblu3 liberi!

Collettivo Anarchico Libertario 

 

@elhiblu3

[ENG] Common statement

Free the ElHiblu3! End the Trial!

Two years ago, on 28 March 2019, the merchant vessel ElHiIblu1 arrived in Malta and three teenagers were arrested and accused of having committed a multiplicity of crimes, including acts of terrorism. An alliance of human rights activists calls on Malta to drop the charges immediately.

On 26 March 2019, 108 people were rescued from a rubber boat in distress. The boat had departed Libyan shores trying to escape to Europe. Co-ordinated by an airplane of the EUNAVFOR Med operation, the people in distress were found and rescued by the merchant vessel ElHiblu1.

After the rescue operation, the captain of the ElHiblu1 reassured the rescued that they would be brought to a port of safety in Europe. Yet, following the order of European authorities, the crew tried to return the 108 survivors to the inhumane conditions in Libya from which they had just escaped.

When the survivors realised they were being returned to Libya, they began to protest the attempted push-back. Three of them, who we collectively refer to as the ElHiblu3, acted as translators and mediators between crew members and the rescued. The captain of the ElHiblu1 redirected its course and steered north to Malta.

Upon arrival, the three teenagers aged 15,16 and 19 at the time were arrested and accused of having committed multiple crimes, including acts of terrorism. The three, who we collectively refer to as the ElHiblu3, were imprisoned for seven months before they were bailed out in November 2019.

Since then, they have remained on parole in Malta. They have to register every day at the police station and attend monthly hearings during which the prosecution seeks to establish the potential charges to be brought forward. If found guilty by a jury in Malta, they could face a lengthy prison sentence.

Until recently, none of the people rescued by ElHiblu1 were heard in court. While members of the Maltese police and crew members of the merchant vessel were heard promptly after the landing of the ElHiblu1, it took the Maltese prosecution two years to ask one of the rescued witnesses to testify. Only in March 2021 the first, and so far only, survivor was asked to testify.

To us, an alliance of human rights activists in support of the ElHiblu3, it is clear that the Maltese state is trying to make an example of the three accused in order to deter others from protesting push-backs to Libya.

The criminalisation of the ElHiblu3 in Malta is yet another puzzle piece in a systematic attempt to oppress acts of solidarity and dissent at Europe’s borders. In Greece, on Lesvos, two minors were sentenced to five years in prison for arson one week ago, following a deeply unfair trial lasting one day that didn’t bring any credible evidence to light. In Italy, several human rights groups and NGOs face charges of “aiding and abetting illegal immigration”, simply for having rescued thousands in distress at sea. While we witness how EU member states and institutions continue to break international law through violent push-backs as well as forms of non-assistance and abandonment, migrants trying to escape from inhumane conditions and those in solidarity with them become criminalised.

Instead of being prosecuted, the ElHiblu3 should be celebrated for their actions in preventing the return of 108 precarious lives to Libya. Their imprisonment and prosecution constitutes a deep injustice.

Resisting illegal push-backs to Libya is not a crime! Dismiss the trial in Malta immediately! Free the ElHibl3!

 

[ITA] Comunicato condiviso

ElHiblu3 Liberi! Porre fine al processo!

Due anni fa, il 28 marzo 2019, la nave mercantile ElHiIblu1 è arrivata a Malta e tre adolescenti sono stati arrestati e accusati di aver commesso una molteplicità di reati, tra cui atti di terrorismo. Un’insieme di attivist* per i diritti umani chiede a Malta di far cadere immediatamente le accuse.

Il 26 marzo 2019, 108 persone sono state salvate mentre stazionavano su di un gommone in evidenti difficoltà. L’imbarcazione era partita dalle coste libiche cercando di fuggire in Europa. Coordinati da un aereo dell’operazione EUNAVFOR Med, le persone in difficoltà sono state trovate e salvate dalla nave mercantile ElHiblu1.

Dopo l’operazione di salvataggio, il capitano della ElHiblu1 ha rassicurato i salvati che sarebbero stati portati in un porto sicuro in Europa. Tuttavia, seguendo l’ordine delle autorità europee, l’equipaggio ha cercato di riportare i 108 sopravvissuti in Lybia da cui erano appena scappati per le condizioni disumane in cui vivevano nel paese africano.

Quando i sopravvissuti si sono resi conto che li stavano riportando in Libia, hanno iniziato a protestare contro il tentativo di respingimento. Tre di loro, che chiamiamo collettivamente ElHiblu3, hanno agito come traduttori e mediatori tra i membri dell’equipaggio e i salvati. Il capitano della ElHiblu1 ha reindirizzato la sua rotta e ha puntato a nord verso Malta.

All’arrivo, i tre adolescenti di 15, 16 e 19 anni sono stati arrestati e accusati di aver commesso diversi crimini, tra cui atti di terrorismo. I tre sono stati imprigionati per sette mesi prima di essere rilasciati su cauzione nel novembre 2019.

Da allora, sono rimasti in libertà vigilata a Malta. Devono registrarsi ogni giorno alla stazione di polizia e partecipare alle udienze mensili durante le quali l’accusa cerca di mantenere stabili le potenziali accuse a loro rivolte. Se trovati colpevoli dalla giurisdizione maltese, potrebbero affrontare una lunga pena detentiva.

Fino a poco tempo fa, nessuna delle persone salvate da ElHiblu1 è stata ascoltata in tribunale. Mentre i membri della polizia maltese e i membri dell’equipaggio della nave mercantile sono stati ascoltati subito dopo lo sbarco della ElHiblu1, l’accusa maltese ha impiegato due anni per chiedere a uno dei testimoni salvati di testimoniare. Solo nel marzo 2021 il primo, e finora unico, sopravvissuto è stato chiamato a testimoniare.

Per noi, un’alleanza di attivisti dei diritti umani a sostegno degli ElHiblu3, è chiaro che lo stato maltese stia cercando di usare l’accusa verso i tre ragazzi per dissuadere altri dal protestare contro i respingimenti verso la Libia.

La criminalizzazione degli ElHiblu3 a Malta è un altro pezzo del puzzle di un tentativo sistematico di reprimere gli atti di solidarietà e di dissenso ai confini dell’Europa. In Grecia, a Lesbo, due minorenni sono stati condannati a cinque anni di prigione per incendio doloso una settimana fa, dopo un processo profondamente ingiusto della durata di un giorno che non ha portato alla luce nessuna prova credibile dell’atto. In Italia, diversi gruppi per i diritti umani e ONG sono accusati di “favoreggiamento dell’immigrazione illegale”, semplicemente per aver salvato migliaia di persone in difficoltà in mare. Mentre siamo testimoni di come gli stati membri dell’UE e le istituzioni continuino a violare il diritto internazionale attraverso violenti respingimenti e forme di non assistenza e abbandono, i migranti che cercano di fuggire da condizioni disumane e quelli solidali con loro vengono criminalizzati.

Invece di essere perseguiti, gli ElHiblu3 dovrebbero essere celebrati per le loro azioni nel prevenire il ritorno in Libia di 108 vite precarie. La loro incarcerazione e la loro persecuzione costituiscono una profonda ingiustizia.

Resistere ai respingimenti illegali verso la Libia non è un crimine! Annullare immediatamente il processo a Malta! Liberate gli ElHiblu3!

#Elhiblu3 #Malta #defendSolidarity