Tag Archives: CHAZ

L’inizio della rivolta

Premessa

Abbiamo deciso di tradurre questa intervista fatta a due compagnu della Capitol Hill Autonomous Zone di Seattle (CHAZ)

Nonostante l’esperienza della CHAZ sia durata appena una ventina di giorni, la sua importanza e l’eco che ha avuto a livello internazionale è stata, da un punto di vista pratico e simbolico, di enorme importanza.

Di natura eterogenea, la CHAZ ha consentito ai/alle compagni/e presenti di creare un ambiente sicuro per le minoranze (quotidianamente discriminate dalle istituzioni statali), basato sul mutuo aiuto, cooperazione ed autogestione.

Al suo interno hanno trovato voce idee e pratiche abolizioniste carcerarie ed antirazziste, ispirando così la nascita di altre zone autonome nel resto degli Stati Uniti e prendendo come punto di riferimento le pratiche di cooperazione tra la comunità di Minneapolis – all’indomani dell’uccisione per mano poliziesca di George Floyd e della distruzione del commissariato della città.

Francesco per Caprenere

Da Liasions (https://en.liaisonshq.com/2020/06/16/everything-seems-so-fragile-and-powerful-at-the-same-time-a-conversation-about-the-seattle-autonomous-zone/)

Due persone nella CHAZ (Capitol Hill Autonomous Zone [Zona Autonoma di Capitol Hill, Seattle]) hanno gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande poste da Liaisons su una situazione ancora in rapida evoluzione.

In questa intervista, esploriamo la dinamica di confronto a Seattle che ha costretto la polizia ad abbandonare una stazione di polizia e a lasciare che una strana “Zona Autonoma” sorgesse nel cuore della città. Vale la pena menzionare che l’intervista è stata condotta il 12 Giugno.

Per iniziare, potreste darci un po’ di background riguardo il movimento odierno e le dinamiche locali e la rivolta a Seattle e dintorni? Cosa è accaduto prima della creazione della CHAZ?

In vista della formazione della Zona Autonoma di Capitol Hill, l’atmosfera è simile a quella che si sta sviluppando in tutto il paese.

L’omicidio di George Floyd evidenzia con una chiarezza viscerale la violenza quotidiana della polizia, in particolare verso le persone nere. Nel bel mezzo di una massiccia crisi economica, dopo mesi in cui si è praticato l’isolamento, le persone si sono riunite nelle strade.

L’intera nazione guarda, di volta in volta, la polizia brutalizzare chi protesta contro la violenza poliziesca, evidenziando quale sia il problema in questione.

Non sono un[u] che si lamenta di come sia sempre la polizia ad iniziare o che tace riguardo agli attacchi più proattivi verso la polizia e la proprietà; ma in realtà era solo uno scorrimento di esempi continui sugli attacchi polizieschi alle manifestazioni pacifiche.

Questi attacchi da parte della polizia sono stati seguiti da rivolte ed espropriazioni senza precedenti. L’abolizione della polizia, espressione che discende dal movimento per l’abolizione della schiavitù, diventa un argomento comune a cena e sulle notizie mainstream.

La polizia non si sente più invincibile o necessaria ora che i commissariati bruciano. Coloro che già sapevano che la polizia era il loro nemico si sentono incoraggiat[u].

Molt[u] altr[u] non riescono più a restare in silenzio riguardo la polizia come forza di oppressione storica ed odierna – e come oppressione anti-nera in particolare.

A Seattle è stata chiamata una manifestazione esplicitamente anti-polizia venerdì 31 maggio. Come c’era da aspettarsi, la polizia ha attaccato la manifestazione, e una piccola ondata di vandalismo si è scatenata nella zona del centro contro le vetrine di Amazon, gli edifici governativi e contro la polizia stessa.

La folla rimane fino a notte, ma non è più la stessa folla. Lentamente le persone vanno ed altre arrivano finché la folla non riflette maggiormente la demografia generale della città ed è piena di rabbia delle persone nere.

Alla fine la folla si fa strada dal centro verso Capitol Hill, cogliendo l’occasione per attaccare la prigione minorile, una concessionaria di auto di lusso, nonché la polizia che trova lungo la sua strada.

Fuck 12”[1] (pensando al grido “fanculo i poliziotti”[2] al culmine della sua popolarità ) e “George Floyd” sono i cori della serata. Io e [le persone] mie amiche ci aspettiamo che non potrà diventare più estrema di così. Ma ci sbagliamo.

Il giorno seguente, una folla si raduna per una manifestazione più ampia con sfumature dogmaticamente pacifiste e contro i riot. Nonostante ciò, la polizia attacca nuovamente la folla.

Dopo il loro attacco, tutto quello che la polizia può fare è tenere la linea mentre le persone cominciano a saccheggiare quasi ogni negozio nella zona dello shopping e ad attaccare ogni veicolo della polizia in vista.

Nel bel mezzo di tutto questo, i predicatori ed altri restano in un’area della piazza chiamando alla calma. Ma la gioventù nera arrabbiata e le persone a loro alleate danno fuoco ad un numero sempre maggiore di veicoli della polizia e rubano sempre più dai negozi nelle vicinanze. Niente di simile è stato visto in questa città, figuriamoci nello Stato, da decenni.

Il sindaco, gli sbirri, il governatore e i media locali si sono spinti in una frenesia contro-insurrezionale. Viene dichiarato il coprifuoco. La Guardia Nazionale, un ramo locale dell’esercito usato generalmente in caso di catastrofe, viene schierata nell’eventualità di una risposta alla rivolta. L’FBI inizia a mobilitarsi. Ogni stazione locale sta spingendo [al] “manifestante buono contro manifestante cattivo”.

Sconvolto, lo Stato, manda buona parte della sua polizia nelle città vicine all’area del centro; questo si dimostra essere un errore e i/le ribelli/e umiliano nuovamente la polizia saccheggiando complessi di lusso e centri commerciali in quelle città periferiche private del loro potere di polizia.

Per coloro che si trovano in centro, questi imparano duramente che quel terreno è molto inospitale per i/le ribelli/e. Emergono leader di movimento dalle facce ripulite, che sembrano lavorare mano nella mano con la polizia, il sindaco, i media, ecc, ripetendo la loro propaganda [di Stato] e seguendo i percorsi designati. Lasciano persino che il capo della polizia ed il sindaco parlino indisturbati ai loro raduni. I raduni, inoltre, diventano sempre più borghesi e bianchi. Il movimento alla fine scuote questi sedicenti leader e gli abolizionisti neri intervengono in questo momento critico convocando una manifestazione nel parco proprio accanto al distretto est del Dipartimento di Polizia di Seattle.

Questo parco si trova a Capitol Hill, quartiere storicamente gay e ora gentrificato, e sito di molti gloriosi May Day e manifestazioni anarchiche – tra cui le precedenti rivolte anti polizia. Il quartiere diventa il nuovo punto di incontro per le manifestazioni per le Black Lives e contro la polizia.

Ogni giorno per il resto della settimana, le persone sono ritornate in quel parco; [davanti a loro vi è stata] una fila dei poliziotti [in assetto] antisommossa e dei soldati della Guardia Nazionale che difendono il distretto. Ogni notte le persone sfidano il coprifuoco. Ogni notte la polizia attacca la folla con spray al peperoncino, proiettili di gomma, lanciatori di palle di difesa [3] e lacrimogeni nell’intero quartiere.

Ogni giorno l’odio per la polizia cresce e proliferano le tattiche difensive. Uno scudo di ombrelli è quello che va a formare la prima linea. Sempre più persone iniziano a vestirsi per la prima linea, prendendo in prestito le tattiche dalle rivolte di tutto il mondo. Non ci sono tattiche estremamente offensive. Contro la polizia vengono usati alcuni laser e bottiglie d’acqua, ma coloro che si riuniscono ogni notte mostrano il loro coraggio in un altro modo: tornando ancora ed ancora ed ogni volta con un piglio più feroce. Stare a 10 piedi (circa 3 metri, ndt) dalla linea [antisommossa] si è trasformato nell’essere proprio contro [essa], e così via.

Quando è di nuovo venerdì, un gruppo formato da alcuni di noi decide di fare una veglia per i martiri uccisi dalla polizia e dai suprematisti bianchi durante questa sollevazione. Teniamo la veglia proprio accanto allo spazio in cui ci confrontiamo quotidianamente con l’antisommossa.

Uno striscione elenca i nomi di più di una dozzina di persone cadute e su un altro si legge “Amnistia per tutt[u]. Non ci sono manifestanti cattiv[u]. Non ci sono sbirri buoni”

Non è stata solo questa veglia; ma gesti come questi ed il costante antagonismo con la polizia cambiano il carattere della folla. Le idee radicali che sembravano così lontane dal guadagnare un’attrazione generalizzata, cominciano a diventare nozioni comuni tra quasi chiunque stia sul campo.

Quella notte, mentre discutiamo di abolizionismo ed accendiamo candele per i caduti, la calma relativa è squarciata da un’auto che sfreccia per la strada verso la folla. Un compagno ferma il guidatore e quest’ultimo gli spara.

Colui che ha sparato esce dalla sua auto e velocemente si fa strada verso lo schieramento di polizia. È reso evidente, infatti, che la polizia non ci protegge e che possiamo difenderci l’un[u] con l’altr[u] anche dagli aggressori armati. Quella notte la polizia annuncia di aver intenzione di ritirarsi dal distretto.

Alla fine della settimana, nonostante ci fossero molti aspetti del movimento che potevano rivelare la sua rovina, erano state apprese innumerevoli lezioni. Una sorta di militanza difensiva si è inserita all’interno della divisione tra le parti violente-nonviolente [del movimento] ed è stato confermato un rifiuto radicale verso le strategie contro-insurrezionali della polizia di comunità.

Questa è già una lunga contestualizzazione, ma credo ci sia qualche altra informazione rilevante.

Negli anni appena trascorsi, la polizia di Seattle e delle aree vicine ha ucciso diverse persone native e nere, confermano la natura necropolitica del controllo poliziesco.

Anche il dipartimento di Polizia di Seattle, in particolare, era entrato in uno schema di brutalizzazione dei/delle manifestanti ed aveva appena effettuato una serie di sgomberi delle persone senzatetto nel bel mezzo delle epidemie da Covid-19 e di epatite.

Allo stesso modo, il Sindacato di Polizia di Seattle – il “Seattle Police Officers Guild” (SPOG)-, ha appena eletto un presidente di estrema destra che ha avuto un’influenza reazionaria via via crescente.

In maniera simile il sindaco democratico, Jenny Durkan, è stata una procuratrice responsabile della repressione degli anarchici nel Gran Giurì di Seattle del 2012 [4] e per numerose campagne-trappola contro frange più radicali e contro i musulmani, usando un informatore pedofilo.

Durkan si nasconde dietro una patina di politica progressista; ma con il tempo è uscita sempre più allo scoperto. Rispetto al passato, lei [adesso] ha fallito nel nascondere sotto il tappeto la violenza della polizia, e questo ci ha certamente portato al momento in cui ci troviamo ora.

Potreste darci in breve un resoconto di come è nata la Zona Autonoma? È un’emanazione di Black Lives Matter (intesa come organizzazione) o è collegata ad altre forze locali? Come possiamo interpretare il fatto che la stazione di polizia sia stata abbandonata?

Risponderò a queste tre domande contemporaneamente.

Per iniziare, la polizia ha eseguito una ritirata tattica. Sentivano di non poter tenere il commissariato a lungo nel modo in cui sentivano di dover fare (quindi con lacrimogeni ecc), senza [che ciò portasse a] generalizzare ed intensificare l’antagonismo radicale contro la polizia.

Rimuovere la presenza della polizia era esplicitamente parte di una strategia di distensione e di pacificazione. La ritirata, inoltre, forzava la manifestazione in una posizione difensiva più reattiva, anziché far sì che ciò avvenisse dalla polizia – la quale poteva ora teoricamente operare con più margine di manovra ed in maniera più attiva. Questo non è per dire che non sono stati forzati a lasciare il luogo. Sono stati assolutamente forzati in una situazione socialmente insostenibile e, a tutti gli effetti, costretti ad andarsene a causa delle persone che assediavano il distretto ogni notte.

Hanno anche perso la faccia e perso una base operativa, una cosa importante quando si parla di logistica. Questo senza dubbio ha anche ricucito alcune tensioni tra la polizia non propensa a compromessi e fedele alla SPOG (Seattle Police Officer Guild) e le alte sfere propense ad azioni di persuasione.

C’è stata anche questa idea paranoica, secondo me, per cui il commissariato fosse stato abbandonato in modo da spingere le persone ad attaccarlo. Per quello che posso dire, un risultato della “polizia nella testa delle persone”. In ogni caso, è stato lasciato vuoto ma ridecorato. È stata occupata la strada di fronte ed esso e sono state erette delle barricate per creare un perimetro. Ad essere chiari, non sono dei veri e propri check-point, ma un modo per bloccare le auto dall’investire le persone e rallentare un potenziale raid della polizia.

C’erano state delle barricate precedentemente; ma erano perlopiù barricate della polizia a cui era stata cambiata la destinazione d’uso e che avevano cambiato l’atmosfera. Qualcuno, non so chi, aveva cominciato a scherzare riguardo il fatto che fosse una zona autonoma, e le persone hanno trovato che fosse divertente, ma anche stranamente non inesatto. Un’idea apparentemente folle ed apparentemente realizzata.

Una cosa immediatamente chiara della zona è che questa non è più sorvegliata, o almeno non apertamente. C’erano state operazioni di “peace policing” da parte dei manifestanti e comportamenti machisti di sorveglianza, ma dopo un incontro in cui un gruppo di donne nere abolizioniste hanno parlato contro queste cose, le persone hanno ascoltato.

Ci sono graffiti ovunque nella zona, e molti sono contro la polizia o sul solco della liberazione nera radicale; altri sono di persone che disegnano solo i loro tag.

Le persone bevono anche gli alcolici senza preoccuparsi di coprire le bottiglie [5], qualcosa che di solito non è permesso e che aggiunge una sensazione da festival, sia nel bene che nel male. Inoltre, le persone senzatetto possono accamparsi o dormire sotto i portici relativamente indisturbate. Qualcun[u] potrebbe dire che sia solo un parco pubblico allargato dotato di un microfono aperto, ma c’è un livello di ingovernabilità che spinge oltre questo. Così come la disseminazione di idee radicali e di modi efficaci di operare in strada che spingono oltre questo.

Per quanto riguarda la relazione tra CHAZ e Black Lives Matter, dipende di cosa stiamo parlando.

Esiste un’organizzazione formale chiamata Black Lives Matter il cui gruppo locale è Black Lives Matter Seattle-King County – il quale è largamente rimasto al di fuori dagli eventi recenti e che ha tenuto il suo primo evento oggi, 12 giugno, due settimane dopo la prima manifestazione. Avevano delle persone nella Zona, ma sono rimaste perlopiù relativamente distanti.

L’altro movimento Black Lives Matter, più informale, è certamente presente. Sebbene ci siano opinioni e persone diverse al suo interno, la Zona ha una cultura molto intenzionale [6] che si è focalizzata sulla liberazione nera, sull’abolizione della polizia e tutto ciò che si discosta troppo da quello che sembra di cattivo gusto.

Oltre al gruppo formale di Black Lives Matter ci sono in campo anche diversi gruppi all-black di abolizionist[u] e per l’uguaglianza; ma nessuna organizzazione del genere gestisce ufficialmente il posto o si è formalmente impegnata nel suo endorsement, o cose del genere.

Sono tutti arrivati come individualità, cercando di promuovere un movimento abolizionista più ampio e provando a dare ciò che possono allo spazio. Ci sono anche molte persone nere radicali [7] che vedono il movimento di Black Lives Matter come già esaurito e preferiscono parlare di ciò che sta succedendo nel momento come di una rivolta guidata da persone nere, oppure del movimento abolizionista o perfino di una primavera ACAB.

La CHAZ è uno spazio eterodosso che risolve i problemi emergenti appena fanno capolino, in maniera orizzontale. Non c’è una leadership ufficiale, non ci sono regole ufficiali (ci sono dei suggerimenti sparsi qua e là), non c’è un corpo ufficiale che prende decisioni, ecc. In termini della reale funzionalità della zona, i gruppi di lavoro e i gruppi di affinità di varie dimensioni e forme si prendono cura dei vari progetti e dei ruoli.

C’è una postazione medica eretta sul patio di uno dei ristoranti messicani ancora aperti nella Zona, c’è un giardino, c’è un qualcosa di simile ad un’assemblea generale quotidiana alle 15:00.

Se qualcun[u] sta causando problemi, chiunque sia lì intorno interviene nella maniera migliore che può e chiama aiuto se ha bisogno. La logistica è organizzata tramite Telegram, Discord, Signal, e, ovviamente, di presenza e negli incontri sul campo. Qualunque cosa abbiate ascoltato da Trump o da siti internet anarchici, non è una “zona controllata dagli/dalle anarchici/anarchiche”, ma da varie persone. Senza dubbio, nella Zona si stanno probabilmente usando dei mezzi anarchici; ma sarebbe una sopravvalutazione delle abilità anarchiche ed una sottovalutazione delle dinamiche liberali più problematiche chiamarla “zona controllata dagli/dalle anarchici/anarchiche”.

Ah, e sì, Trump ci ha twittato sopra. Un sacco di gente l’ha fatto. Siamo stat[u] ogni sera sui notiziari nazionali sin dall’inizio della CHAZ. I reazionari sono terrorizzati; diffondono un sacco di propaganda e dimostrano di essere delle tigri di carta in quanto non danno quasi mai seguito alle loro minacce. Abbiamo anche ricevuto dei report sulle nascite in tutto il paese di altri tentativi ispirati alle “zone autonome” anti-polizia e per la liberazione nera. Potrebbe sembrare ovvio, ma anche noi ci siamo ispirat[u] ad un’altra “zona autonoma”: quella nata dalle ceneri del commissariato che è stato bruciato a Minneapolis. Anche loro hanno cacciato i poliziotti ed hanno iniziato programmi di mutuo soccorso e creato uno spazio di incontro. A Minneapolis, quando un’auto-officina di AutoZone è stata saccheggiata, qualcuno ha graffitato “Zona Autonoma” sul lato dell’edificio, a cui senza dubbio si fa riferimento nel nome alla Zona Autonoma di Capitol Hill. Così come noi siamo stat[u] ispirat[u], speriamo di essere d’ispirazione per altr[u].

A questo punto abbiamo forzato l’ala liberale dello Stato e dei media a voltarsi e iniziare a parlare di noi positivamente; senza dubbio [il loro] tentativo [è quello] di catturare l’energia [della Zona] e di pacificarla. Non è stato certo uguale all’ondata di shock sprigionatasi durante le prime fasi di questa ondata di rivolta; ma stiamo facendo le nostre rotture che trovano risonanza dentro e fuori lo Stato. Stiamo costruendo ogni giorno il nostro potere condiviso in supporto alla liberazione nera e contro la polizia.

Quali sono le prospettive che possiamo immaginare per la Zona Autonoma? Ci sono discussioni sulla sua difesa e di come può essere sviluppata ulteriormente se tiene?

Uno sviluppo interessante è che la polizia, dopo essere stata insultata da Trump sui media ed aver approfittato del basso numero di difensori presenti al mattino, si è intrufolata nella CHAZ con circa una dozzina di agenti e, accompagnata da simpatizzanti autoproclamatisi leader della comunità, è entrata nel commissariato. Questo è stato un punto di svolta. Si è molto discusso su cosa fare. La soluzione venuta fuori è stata quella di bloccare tutte le successive incursioni della polizia e scortare fuori gli agenti rimanenti mentre escono dall’edificio. Allo stesso modo, noti reazionari erano stati circondati e costretti ad uscire diverse volte. L’ethos difensivo rimane ma è fermo nel suo impegno di voler mantenere la Zona libera dalla polizia. La polizia e le istituzioni cittadine hanno anche provato ad avere un incontro con alcuni “leaders” ed “anziani” usando una mossa da manuale della contro-insurrezione dell’esercito degli Stati Uniti: tentare di negoziare una resa del commissariato [e farlo tornare] di nuovo nelle loro mani. [L’operazione è] fallita miseramente ed è stata interrotta. Senza alcun leader formale o figure popolari disposte a svendere la città, è una perdita di tempo.

È possibile che la città sia ancora in grado di incorporare la CHAZ in qualche progetto di parchi, arte e culture, provando a lasciar esaurire il suo picco più conflittuale. Il sindaco è persino venuto fuori in “supporto” della Zona dicendo che non è “anarchica” e che Capitol Hill è sempre stata autonoma. Peccato non stia funzionando. Lo stato della Zona potrebbe sembrare quello di una festa. Si proiettano film, le persone si divertono, ci sono Dj, aree da gioco, ecc, ma quando la polizia si fa vedere, la folla da frizzante diventa intrattabile.

Ci sono anche implicazioni più ampie della Zona nella stessa Seattle. Se le persone imparano a difendere uno spazio in un modo che gli permette di guadagnare anche il supporto pubblico, allora uno sgombero è qualcosa di molto più facile da cui difendersi. Poichè gli sgomberi sono spesso annunciati, i gruppi di difesa, con ritrovato coraggio e con tattiche sviluppate, possono impegnarsi per difendere la Zona. E la CHAZ stessa sta diventando una tendopoli. È pieno di punti in cui potersi lavare le mani, una clinica popolare, è piena di cibo, bagni, raccolta della spazzatura, e libera dalle molestie poliziesche contro le persone povere.

Riguardo la difesa, dovrei anche menzionare che quasi sempre ci sono persone armate nella Zona. Queste persone naturalmente non sono qui per difendere la Zona da un’incursione della polizia, in quanto la folla spesso si imbroncia anche di fronte a persone che fanno una cosa innocua quale il tirare bottigliette di plastica agli sbirri. Invece, questi individui armati sono lì come deterrente agli attacchi da parte dei reazionari armati. Prima li ho chiamati tigri di carta, ma ovviamente c’è già stata una sparatoria e l’assalitore è arrivato nel luogo con due caricatori messi assieme, che è una cosa che uno di solito fa se ha intenzione di far fuori un sacco di persone. Ci sono state altre sparatorie in altre parti del Paese da parte di vigilantes reazionari, quindi il pericolo è reale. E nonostante avere un esercito di stanza o un gruppo di agenti di sicurezza è qualcosa che quasi nessun[u] nella Zona vuole, se le persone di propria iniziativa arrivano per offrire ciò che possono, nessun[u] sembra farci troppo caso. Va anche detto che non sono state persone armate ad affrontare il reazionario armato che si è lanciato con la sua auto sulla folla, ma persone che hanno intrapreso un’azione decisiva nel momento in cui hanno visto un pericolo mortale.

In termini di sviluppo della situazione, la cosa di cui molte mie persone amiche si preoccupavano era di mantenere la pressione sulla città; ma finora mantenere il commissariato sembra avere questo effetto. C’è anche ovviamente la nostra coordinazione da migliorare, così come il controllo di notizie infondate (che hanno fatto molta strada) ed altre cose di questo tipo. Sebbene le persone armeggino con le barricate ogni giorno ed aggiungano cose, la fortificazione non è necessariamente una preoccupazione primaria in questo momento, in quanto la lotta è fortunatamente per lo più sociale in questo momento.

Potrebbero esserci vedette migliori di notte e di solito è un lavoro ingrato, quindi stiamo cercando dei modi per renderlo più piacevole. Stiamo anche costantemente provando a produrre informazioni pratiche e critiche riguardo le pratiche di anti-repressione e roba rilevante sul piano teorico che saranno particolarmente appetibili in questo spazio in modi mai visti prima d’ora.

Un’altra area su cui stiamo lavorando sono le nostre relazioni con i primi abitanti di questa terra, i Duwamish, i Muckleshoot e altri gruppi dei Salish della Costa.[8] Anche loro hanno perso molte persone a causa della polizia e qualunque zona che desideri diventare autonoma in un buon modo, dovrebbe seguire delle regole per costruire relazioni simili.

Tutta questa cosa è interessante perché talvolta è considerata saggezza d’avanguardia, cioè il fatto che la polizia e i reazionari non siano altro che ostacoli sulla strada della rivoluzione e della costruzione di ciò che vogliamo – che è vero in molti aspetti, ma la creazione di questo spazio è stata possibile solo attraverso il confronto diretto, ostinato e abbastanza a lungo contro gli sbirri (che hanno dovuto lasciare). E la tensione contro la polizia sembra essere un importante fattore nella creazione dello spazio e nel coltivare l’attuale disposizione abolizionista.

Ora non stiamo solo cercando misure difensive, ma stiamo pensando a come espandere le nostre azioni al di fuori della Zona o possibilmente farle partire da essa, o in coordinamento con essa. Altri raduni sono già stati chiamati, in parte intenzionalmente, di fronte ad altri commissariati, bloccando le auto della polizia in modo tale da interrompere al massimo le azioni logistiche. Le persone stanno adocchiando i monumenti confederati, ed altri escono a graffitare per poi tornare indietro nella sicurezza della Zona.

Oltre a cercare di non perdere la tensione animatrice, c’è anche uno sforzo di tenere nella Zona uno spazio orientato alla liberazione nera.

Tutto sembra così incredibilmente complesso e semplice allo stesso tempo. Tutto sembra così fragile e potente allo stesso tempo. Apparentemente ci sono vicoli ciechi ovunque, e potenzialità che spuntano dalle crepe nel cemento. È selvaggio.

Note del traduttore

[1] Il numero 12 indica gli uffici della narcotici. È un modo per dire “fanculo la polizia.”

[2] Nell’originale è “nique les keufs”. Questa frase è l’equivalente al grido anarchico, comunardo e antimilitarista francese contro i poliziotti “mort aux vaches” (trad: “morte alle vacche”) – frase utilizzata, per esempio, sia dallo scrittore Richard O’Monroy in “Cocardes et dentelles” che dal cantante anarchico Georges Brassens in “Hécatombe”.

[3] I “blast-ball” o “lanceur de balle de défense” (tradotto come lanciatore di palle di difesa) (LDB) sono dei fucili che sparano proiettili di gomma e vengono utilizzati per disperdere i manifestanti.

Di quest’arma se ne parla nell’opuscolo curato da Prison Break Project, “Quando lo Stato spara sulla folla. Le armi non letali come dimensione tecnologica della repression”, Novembre 2017. Link: https://prisonbreakproject.noblogs.org/files/2017/12/Opuscolo-Armi-non-letali_PBP.pdf

[4] Vdere l’articolo “Hunting witches in the pacific northwest. On the Federal Grand Jury Targeting Anarchists”, “Tides of Flame”, n. 22, early August 2012, pagg. 3-4. Link: https://tidesofflame.files.wordpress.com/2012/08/tof22read2.pdf

[5] Ci si riferisce alla “United States open-container laws”. In molti Stati è proibito bere alcolici in bottiglia nei luoghi pubblici (con palesi eccezioni, quali durante gli eventi sportivi). Link: https://www.federalregister.gov/documents/2000/08/24/00-21564/open-container-laws

[6] Il terminate intenzionale (in originale Zone has a very intentional culture) potrebbe far riferimento al fenomeno delle intentional communities, letteralmente comunità intenzionali, cioè che nascono allo scopo di raccogliere persone unite da un medesimo scopo. È un fenomeno molto presente negli Stati Uniti. Le intentional communities possono nascere secondo motivi religiosi, politici, sociali e così via.

[7] Nel senso di impegnati nella politica radicale, aderenti a formazioni di sinistra radicale (anarchiche, comuniste, abolizioniste ecc)

[8] Si fa riferimento alle Prime Nazioni, o First Nations, gruppi indigeni che abitavano la costa e presenti nella zona occidentale del Canada ed in alcune zone degli Stati Uniti.